mercoledì 30 gennaio 2008

Che due palle questo autore!

Capirete, verso la fine del post questo, assolutamente non offensivo, titolo!

La pedagogia, dopo Pestalozzi, ha subito un radicale cambiamento. Pur essendo ancora pensata come ancilla della filosofia, al pari della teologia e della metafisica nonché come certa psicologia, la pedagogia sta iniziando ad acquisire piena autonomia di metodo e teoria. Resta però ancora rilevante il contributo ora di Rousseau ora di Schelling al pensiero dell'autore delle due palle di cui sopra dal nome di Friedrich Fröbel.
Fröbel, nato in Turingia ovvero nella Prussia che ben conosciamo (Kant, Fichte...), attinge molto da due filosofi a lui precedenti:

  • Il primo, Rousseau, perché anche lui, così come lo svizzero, aveva intuito il forte valore formativo della natura;
  • il secondo, Schelling, perché questa natura non era solo qualcosa di materiale, inanimato, ma diviene la sede della razionalità (quella che per Fichte risiedeva nell'Io), di una razionalità dal carattere assoluto che la fa corrispondere alla divinità. Natura e divinità, con Schelling (e Fröbel riprende questa definizione) coincidono.

Ma chi era, il nostro Pedagogista tedesco?


Friedrich Wilhelm August Fröbel (1782 - 1852), orfano di madre, nasce in Prussia (come già ricordato).
Fu l'incontro con un allievo di Pestalozzi a portarlo sulla strada pedagogica tanto che, nel 1816, fonda L'Istituto per l'impulso dei fanciulli e dei giovinetti all'attività con sede a Keilah (Kailau).
Forte di quest'esperienza, nel 1826, scriverà L'educazione dell'uomo, testo in cui sono contenute le sue teorie principali, poi vagliate da nuove conquiste sul piano teorico.
Appare chiaro come il primo concetto da rivoluzionare, ancor prima del senso della natura, sia quello relativo all'età di accesso dei bambini al mondo dell'apprendimento istituzionalizzato; se prima era dogma riferirsi ai 7 anni come data di avvio, Fröbel rivoluziona il tutto dicendo che sin dalla nascita i bambini possono ricevere una determinata istruzione e cura. L'attività di formazione era quindi rivolta non solo ai piccoli, ma anche alle Maestre (poi Maestre Giardiniere (vedi sotto) e alle (future) madri.
Sempre nella stessa sede, Keilhau, nel triennio 1837-1840, con particolare attenzione a quest'ultima data, fonda i Giardini d'infanzia che si chiamavano Vivai di bambini.
Così come Pestalozzi, anche il buon Federico Guglielmo Augusto si è trovato in difficoltà con l'autorità costituita tanto da vedersi accusare di fornire un'attività e un'educazione atea e socialista. Correva l'anno 1848.
Nel 1852 Fröbel moriva.

Nell'affrontare alcune idee tematiche del pensiero del pedagogista tedesco, possiamo basarci su:
  1. Idea di natura
  2. Contributo Psicologico
  3. Contributo educativo

Idea di natura
Tutto è uscito dalla divinità, da Dio e per mezzo di Dio è costruito in unità
Divinità e Natura. Ecco gli elementi essenziali. Nella natura vi è una manifestazione diretta della ragione e un'espressione vitale della divinità.
L'educazione deve quindi sviluppare, esternalizzare, rappresentare l'essenza divina di ogni cosa, attraverso l'esercizio.


Contributo psicologico
Bisogna individuare ora le caratteristiche dei destinatari di una possibile azione pedagogica. Quali bisogni compaiono in quali età e quale quindi la risposta migliore, di volta in volta?
Intanto vi è la prima critica all'adultismo, ovvero a considerare il bambino un piccolo adulto senza concentrare e rimodellare l'azione pedagogica a sua misura.
Pestalozzi ci aveva provato, Fröbel inizierà l'affermazione del principio della centralità del bambino (in cui la Montessori è la massima esponente.
L'esigenza di una periodizzazione ricalca quanto detto finora.
Fröbel quindi divide lo sviluppo del bambino in due fasi, del Lattante e della Fanciullezza. Mentre nella prima, del Lattante, il bambino sente in sé una forza vitale nascente e reagisce con degli stimoli (pianto e sorriso), nella seconda fase il bambino si muove attraverso due cardini dello sviluppo cognitivo-sociale: la parola e il gioco.
La Parola deve partire sempre da un dato concreto e, successivamente, astratto. Essa è dopotutto simbolo, associazione convenzionale di un nome con un oggetto.
Il Gioco è, a detta proprio del nostro,
Il più alto grado dello svolgimento infantile, dello svolgimento umano, poiché è la libera, spontanea espressione dell'interno per la necessità e il bisogno dell'interno stesso. [...] Il prodotto più puro e spirituale dell'uomo, modello e immagine dell'intera vita umana, dell'intima segreta vita spirituale dell'uomo.

Il gioco infatti è la base della vita futura, e non è solo divertimento fine a sé ma, anzi, è per i bambini un vero e proprio lavoro!
Bisogna quindi rispettare il diritto al gioco.


Contributo educativo
Lo stimolo, l'azione esercitat sull'uomo come essere che diviene consapevole di sé, pensante, intelligente, verso la rappresentazione pura e incontaminata della legge interiore, del divino, con coscienza e liberà e indicargli la via e i mezzi di che vi giungono.

L'educazione è quindi una via maestra per far rappresentare l'essenza divina in ogni cosa, della natura e dell'uomo stesso.
Vi è, in questo, l'idea di un maestro inteoriore che coincide con la legge universale (dovere kantiano?) a cui ogni bambino si deve assoggettare.
L'educazione deve dare e prendere, prescrivere e secondare verso i criteri di giusto e ottimo.
Dove però mettere in pratica tutte queste concezioni?
Nei Kindergarden, o giardini dell'infanzia.
I giochi, che ricordo sono l'accoppiata di Divertimento e Lavoro, hanno la finalità di fortificare il corpo, sviluppare e coltivare abitudini e renderlo disciplinato per mezzo dell'azione.
Uno dei compiti di base è quello di curare nella costruzione (non lo fanno i bambini che vi lavorano dentro) un giardino personale all'interno di un ambiente che sia sereno, pieno di illustrazioni con, all'angolo di questo ambiente, dei giocattoli.
Il giardino ha lo scopo di far osservare come la crescita dei frutti e dei fiori dipenda sì dalla natura e dalle sue leggi ma anche dalla nostra iniziativa.
L'azione pedagogica che quindi si può compiere è a due livelli:
  1. Attività educativa
  2. , ovvero l'utilizzo del Disegno, che è l'espressione del proprio mondo interiore e è alla base della seconda attività educativa, ovvero la capacità di contare. Terza azione è il canto come espressione di felicità; segue la creazione di piccoli oggetti, come segno di vicinanza al Creatore e, last but not least, l'esercizio fisico e la ginnastica.
  3. Uso dei doni. Questo è forse l'elemento più importante e per cui viene ricordato Fröbel.
    I dono altro non sono che semplici oggetti che permettono di sviluppare la sua forza immaginativa e la sua fantasia.
    Precisamente, i giochi sono:
    1. La Palla (o anche diverse palle colorate), simbolo sia dell'infinito che, in presenza multipla, della molteplicità
    2. La sfera, il cubo e il cilindro: espressioni di Movimento (Sfera), Riposo (Cubo) e Varietà (tra la quiete e il movimento, come legge dei contrasti)
    3. Un cubo diviso in 8 cubi, o in 8 mattoni o in 27 piccoli cubetti: questo vale come intuizione delle grandezze e come essenza del tutto e della molteplicità.
    4. Scatola da 48 tavolette quadrate, e assicelle per lavori di intreccio
    5. Il filo: questo, insieme al punto precedente, rappresentano la conoscenza delle forme geometriche e sono riservati ai bambini dai 5 ai 7 anni.


Il giardino inoltre è composto da due parti, una comune e una individuale, di circa 1mq); la gestione comune del giardino è immagine della famiglia che lavora e vive insieme, e la crescita delle piante (anche nel proprio orticello) vuole raffigurare l'immagine di sé.

Ecco concluso il nostro tedesco... mica male, eh!

martedì 8 gennaio 2008

L'elvetico sfigato

...e non è il nome di una nave naufragata tragicamente nelle acque ostili del nord.
Qui si ironizza su chi, a dire il vero, ha fatto molto per la nostra tanto amata e venerata e rispettata e studiat...no, ora esagero, materia.

Parlo ovviamente di Johann Heinrich Pestalozzi. Pedagogista svizzero, come avrete intuito dal titolo, fu uno dei primi pensatori ad agire praticamente al fine pedagogico, preferendo il contatto diretto con i bambini a teorizzazioni razionali che certo non mancarono ma non furono del livello pratico e immediato raggiunto.
Esperienze queste, come vedremo più avanti, fallite tutte per mancanza di fondi e per tradimento degli amici più fidati.
Come raramente accade, la vita è già in sé esplicativa della sua attività pedagogica e quindi la riassumiamo in alcuni punti per una maggiore chiarezza espositiva:
  1. 1746 - Nascita di Pestalozzi, a Zurigo. Morte prematura del padre e totale punto di riferimento nella sua educazione da parte della madre e della badante
  2. 1768-1780, Neuhof - (pron. Noiof) Pestalozzi, dopo un primo interesse verso Rousseau, nel 1774 decide di mettere in pratica quanto pensato finora ristrutturando una cascina e aprendola ai poveri e agli orfani. Questo diviene un periodo fecondo perché è alla base del suo metodo chiamato metodo elementare che teorizzerà pochi anni più avanti.
    La mancanza di finanziamenti porta Pestalozzi a chiudere questo suo primo esperimento.
  3. 1780-1798, Rivoluzione francese - Spinto dalla forte azione sociale e politica della rivoluzione, va a capo di una confederazione svizzera, acquisisce la cittadinanza francese e inizia a scrivere al suo grande romanzo pedagogico, il più grande del romanticismo, Leonardo e Gertrude. Il primo libro, del 1781 è così importante che decide di ampliare la storia e compone altri 3 libri, rispettivamente nel 1783, 1785, 1787.
  4. 1798-1799, Stans - Pestalozzi, triste e sfiduciato per il terrore instaurato nella rivoluzione francese, decide di aprire a Stans un orfanotrofio (circa 80 utenze) che però venne dismesso in tempi brevi.
  5. 1799-1084, Burgdorf - Dapprima insegnante in una scuola privata, poi in una statale, Burgdorf segna per Pestalozzi il concretizzare alcune teorie prima del grande conclusivo periodo a Yverdon. Rileva un castello, che divenne una scuola, la sua scuola, con 8 ore di aprtura, con l'insegnamento secondo il metodo elementare e con alcuni elementi all'interno di esso come la scrittura seconda al disegno e l'approccio intuitivo alla base di ogni cosa.
    Osteggiato però dall'aristocrazia, preannunciando così la futura restaurazione a livello politico generale, Pestalozzi fu costretto a chiudere l'esperienza di Burgdorf. Scrive, inoltre, (questo è da sapere), Come Gertrude istruisce i suoi figli, una raccolta di 14 saggio pedagogici.
  6. 1805-1824, Yverdon - Sicuramente il periodo più lungo nelle diverse esperienze pedagogiche, però anche il più amaro, Pestalozzi a Yverdon approfondisce i presupposti teorici del suo metodo abbozzando un testo dal titolo Idee, esperienze e Mezzi per promuovere un'educazione conforme alla natura umana.
    Già dal 1814 iniziano però degli scontri con i collaboratori, sia dal punto di vista teorico che umano che porteranno la situazione ad essere ingestibile e nel 1824 a costringerlo a tornare a Neuhof
  7. 1824-1828, Neuhof - Stanco e deluso dai tanti tradimenti, trova forza ancora per scrivere l'ultima sua opera, testamento pedagogico-spirituale a difesa delle sue tesi, chiamata Il canto del Cigno. Muore nel 1828.

Parafrasando Rousseau e, successivamente, Kant, anche Pestalozzi approfondisce il tema delle percezioni sensibili e dell'esperienza della natura. Il valore molto forte che stava maturando nella filosofia continentale (pensate a Fichte) riguardo il valore della natura, fa però dire a Pestalozzi che all'esperienza non va data solo il senso di contatto diretto, ma l'esperienza stessa forma la personalità, fa capire la forma stessa impressa da Dio all'interno del creato.
Fondamentalmente, sono due i percorsi che porta avanti: l'educazione popolare e l'interesse ai fattori politico sociali, espressi nella rivoluzione francese.
L'educazione popolare, così come gran parte del suo pensiero pedagogico, è ben chiarito all'interno della sua opera Leonardo e Gertrude: ambientato in Germania, nel paese fittizio di Bonnel, alla presenza di un regime feudale si raccontano le vicende di una coppia, Leonardo e Gertrude appunto, che non godono di buona salute economica. Sarà Gertrude a reagire ai soprusi di Hummel, il podestà de feudo e a ridare speranza dapprima ai figli riguardo un'istruzione basata su quelli che sono i dettami del metodo elementare che andremo a vedere a breve. Importantissima è la figura della madre. I successivi libri fanno intendere il percorso che l'educazione dovrà compiere, partendo dalla famiglia fino ad arrivare al sistema nazionale.

Riguardo al metodo elementare, Pestalozzi si rende conto che l'unica educazione possibile si basa sull'intuizione diretta mediata dall'esperienza nella natura. Intuizione, basata ovviamente sui cinque sensi, che però deve compiere un percorso di chiarificazione, attraverso il pensare dei concetti precisi. Significa quindi che bisogna educare i bambini secondo alcuni steps che si possono così riassumere:
  • individuare gli elementi necessari
  • individuare elementi di base nelle conoscenze
  • partire dall'inessenziale per giungere all'essenziale
  • gestire i gradi di importanza delle cose, prendendo esempio dalla natura
  • ordinare oggetti per somiglianza
  • ogni concetto nuovo è da aggiungersi a qualcosa già appreso
  • partire dal semplice e pian piano giungere alla complessità.

Il metodo elementare deve quindi muoversi in tre aree fondamentali e ad ognuna di esse viene associato l'organo corrispondente:
  • Cognitiva, avendo a mente che essa si articola in base al numero, alla forma e al linguaggio. I bambini infatti, approdano alla matematica grazie a semplici questione algebriche, così come identificano e distinguono gli oggetti in base alla loro forma e al loro colore; solo dopo riescono a dare un nome all'oggetto; l'organo associato è la mente.
  • Pratica, ovvero articolando e manipolando gli oggetti, utilizzando quelle abilità nello battere, nel portare o nello gettare, nello spingere piuttosto che nel torcere, nell'agitare e nel farlo giacere; l'organo associato è quello della mano.
  • Morale, perché tutto viene dall'Amore, di Dio e della madre, primissima fonte di amore in famiglia. Così come Aristotele, sarà l'abitudine all'amore a educare moralmente il bambino. L'organo associato sarà quindi il cuore.


Buona serata e buona ripresa nello studio!

venerdì 4 gennaio 2008

Io pensavo...

Cercando di fare spazio tra un pandoro e un mazzo di carte, assolvo al mio piacevole dovere , seppur con un festeggiante ritardo, aggiornando il blog e parlando della pedagogia idealista.
L'autore di riferimento in questo escursus temporale è, rullo di tamburi, -3 -2 -1.... Buon Anno!...ah, no, scusate, cmq Auguri!, dicevo... l'autore è Johann Gottlieb Fichte.
Quasi contemporaneo di Kant, da quest'ultimo attinge molto nella sua preparazione teorica e proprio contro lui porta avanti quello che non è solo un attacco semplice di confutazione di idee ma è un attacco che rivoluziona il quadro mondiale di pensiero e di percezione del reale.
Il reale, appunto, o la natura, l'esistenza e l'essere fino a Kant incluso erano sempre stati pensati e posti come esterni all'uomo. La grande sfida era infatti conoscere questa realtà, trovarne gli strumenti di indagine, le tecniche, anche verbali, per poter argomentare riguardo l'essere e la sua verità e la sua certezza.
Questo aveva fatto anche Kant nelle sue critiche toccando però un tasto, molto delicato sin dalla sua ideazione, legato all'inconoscibilità di ciò che, svincolato dai sensi, ha comunque ragion d'essere. Appare chiaro come questa affermazione, per il suo carattere difficile da comprendere, non poteva far altro che generare conflitti. Kant stesso chiarì con fermezza che proprio il concetto limite della cosa in sé garantiva all'io penso di essere solo ed esclusivamente legislatore della natura e non il di lei creatore. Ruolo questo che però, nel tentativo di superare l'aporia di qualcosa non conoscibile ma esprimibile ed essente, viene arrogato da Fiche all'io.
L'io, nuova entità che la filosofia pensa e ammette nei suoi "manuali", risponde alla difficile concezione di quella cosa in sé inglobandola al suo interno e, facendo così, la connota di alcune caratteristiche, come l'essere infinito e l'essere creatore.
  • L'io è un ente infinito perché non ha limiti (anche quelli legati alla conoscenza);
  • L'io è un ente creatore perché l'unico modo per non avere limiti della conoscenza è nel creare ogni cosa così come l'unico modo per essere infinito è quello di porre i possibili limiti all'interno di sé.
Il limite, superabile, del discorso che stiamo facendo risiede nell'aver considerato, al momento, l'atto puro dell'io fichtiano. Come spieghiamo però la natura? La realtà che ci circonda? Certo non esterna, quindi interna all'io stesso. Ma se è interna, chi è che la crea? Chi altro, direi io, se non l'io poiché è un ente creatore?
Ricapitolando, abbiamo due momenti certi e uno che lo risolviamo subito:
  1. C'è solo l'io
  2. nell'io si pensa la materia
  3. (concludendo) è necessaria una dinamica incessante tra il primo e il secondo punto

Traduciamo quanto detto in un linguaggio propriamente filosofico e otteniamo tre momenti in cui l'io diviene realtà:
  1. TESI: l'io pone se stesso (ovvero l'ente infinito e creatore che dicevamo;
  2. ANTITESI: l'io genera in se stesso il non-io (ovvero genera il suo contrario, il contrario dell'essere creatore e infinito, quindi una cosa creata e finita che non può però sussistere esterna all'io stesso);
  3. SINTESI: L'io dipende dal non-io e il non-io dipende dall'io (questa è una dinamica necessaria per far sì che l'io non sia solo atto puro razionale ma che, da questo e nel confronto con la materia, diventi tutto realtà, natura).


Fin qui vi è la parte filosofica. In pedagogia?
Basta prendere i precedenti tre momenti, associare a questi tre componenti morali che sono, per la tesi l'il dovere assoluto nella libertà (ricorda molto Kant), per l'antitesi la materia, l'istinto, la società (ciò che rappresenta il contrario del dovere assoluto, dove tutto è invece condizionato da altre componenti esterne) e, per la dinamica tra io e non-io, l'autonomia morale segno però non solo di una semplice dinamica da di uno sforzo continuo che l'io deve compiere nei confronti del non-io per cercare di prevalere sempre e comunque.

lunedì 24 dicembre 2007

Buon Natale!

Tanti auguri, ragazzi e ragazze!

martedì 18 dicembre 2007

Sogno o son desto?

Che ne dite, concludiamo i post relativi al nostro carissimo Sigmund Freud?
Da parte mia sì...e da parte vostra?

(...aspetto in silenzio la vostra risposta...)
(...anzi, approfitto del tempo che ci state mettendo per rispondere per proporvi due brani relativi al sogno.
Il primo parla di un vero e proprio racconto onirico, dal carattere strano ed epico, contestualizzato nella seconda guerra mondiale, nella tragedia dei lager: la canzone è di Francesco De Gregori e si chiama Cercando un altro Egitto.









Il secondo brano è più un sogno ad occhi aperti, con forte valore pedagogico. La canzone, molto bella e intensa è di Roberto Vecchioni e si intitola Sogna, ragazzo, sogna. Poiché ho problemi con l'mp3 in questione, eccovi un video con musica e testo!


)

Bene, ora che tutti mi avete risposto, parliamo di un aspetto importantissimo del metodo psicoanalitico freudiano, metodo che sì trattiamo alla fine ma che è bene collocare all'inizio del suo lavoro clinico, ovvero nel biennio 1899 - 1900.
1899 perché è la data reale della scrittura di un testo considerato IL testo dell'opus freudiano, ovvero L'interpretazione dei Sogni;
1900 perché è la data in cui viene classificata l'uscita di questo saggio, per significarne il valore realmente epocale delle sue sue intuizioni.

Quali queste intuizioni, dunque?
Se ricordate, ne parlammo nel primo post, il sogno è uno di quegli elementi attraverso cui l'inconscio si esprime; il sogno, infatti, altro non è che la manifestazione dei nostri desideri inconsci, ovvero di tutto ciò che noi desideriamo (legato al grande spettro delle due pulsioni di base, eros e tanathos) positivo e negativo che sia.
Appare chiaro come quanto noi desideriamo non possa sempre esprimersi: alcune cose potrebbero essere di natura anti-sociale, altre di natura immorale o assolutamente inaccettabili dal nostro inconscio.
Però noi, mi confermerete, ricordiamo i sogni. Quindi, cosa ricordiamo di quanto sogniamo?
I sogni, ricapitolando, sono di due aspetti:
  • Nascosti o occulti - ovvero i veri sogni, quelli che forse non hanno neppure caratteristiche dimensionali a noi chiare ma che di chiaro hanno la forza pulsionale che definisce appieno il desiderio espresso;
  • Manifesti - cioè il sogno che ricordiamo e che effettivamente narriamo ai nostri amici, parenti e, nel caso clinico, all'analista.

Cosa genera questa differenza? E come noi possiamo ricordare quanto di vero sognato, visto che è così inconciliabile col nostro vivere quotidiano?
Da una parte, ovvero ciò che rende manifesto il sogno occulto, abbiamo la funzione censoria dell'Io che, poiché protagonista della nostra vita psichica, toglie quanto di più negativo e invivibile abbiamo nella nostra esperienza onirica e, filtrato, lo invia alla consapevolezza vigile. Dall'altra parte però, il sogno, nel suo essere raccontato, segue cinque criteri di narrazione che rendono la narrazione onirica così come tutti noi sappiamo essere. Questi criteri sono:
  1. la Condensazione
  2. lo Spostamento
  3. la Simbolizzazione
  4. la Drammatizzazione
  5. la Rappresentazione per Opposto.

La Condensazione riguarda quell'aspetto del sogno narrato tale che diversi elementi o situazioni tutte afferenti a qualche sentimento o emozione particolare vengano espresse mediante l'utilizzo di una sola figura che conserva la medesima carica emotiva. Tale processo può essere anche inverso, da un elemento a più aspetti di questo.
Lo Spostamento è quel particolare aspetto onirico che trasla l'attenzione che noi riferiamo a singoli aspetti del racconto verso altri aspetti all'interno del sogno stesso.
La Simbolizzazione è l'utilizzo dei simboli, ovvero dei segni fisici a cui noi, per convenzione e accettazione, diamo significati particolari. Ricordate il sogno letto in classe della donna all'opera?
La Drammatizzazione è quella tecnica narrativa che il sogno stesso usa per accrescere la tensione emotiva relativa agli eventi raccontati; un caso è il volume della pipì nel sogno della badante che accresce angosciosamente e che finisce per svegliare la sognante, ovvero la badante stessa.
La Rappresentazione per opposto è invece il raccontare all'opposto il sogno sognato. Il sogno raccontato della vicinanza di una persona può invece essere il sogno sognato della sua privazione e mancanza.

Detto questo, vi affido e mi affido a Morfeo e vi saluto!

mercoledì 12 dicembre 2007

Una topica tira l'altra

Non c'è due senza tre, dicono gli idraulici a Parigi... ma noi che, molto più modestamente, studiamo Psicologia e Pedagogia in quel del Nobel possiamo tranquillamente recitare che "non c'è uno senza due"!
Si parla ovviamente delle topiche di Sigmund Freud. Quelle tripartizioni a carattere dimensionale che abbiamo già potuto osservare nel post precedente quando parlammo di Prima Topica.


Cosa cambiò nella testolina del nostro Freud per rinnovare l'impianto della Topica? Scoccò l'anno 1922 (era il 1922 Serenella, come giustamente indicavano anche i vari libri a riguardo... errore mio di cui mi scuso) e Freud diede alle stampe L'Es e l'Io, saggio complesso ma breve che ribaltava un po' di cosette che già erano state devastanti per la cultura di mezza Europa.
Veniva infatti rivalutata la netta divisione tra le istanze psicologiche fondanti la prima topica dando un nuovo valore all'inconscio che, non essendo più connotato in ottica descrittiva viene anche menzionato come istanza latente lo stato conscio e, poiché sempre presente, influenzante qualsiasi nostra attività sociale; noi siamo molto più inconsciamente consci (o consciamente inconsci?) di quanto sembra.
Questo rinnovato inconscio, pieno come il precedente delle pulsioni di base (eros e tanathos), del materiale rimosso e del passato stratificato, si carica anche di quel senso di istintività che ci accomuna con gran parte del mondo animale, sarà chiamato ES.
Il vecchio conscio, che certo non lo si metterà in pensione, viene ribattezzato IO e a lui si attribuirà il grandissimo compito di essere il protagonista (consapevole o no) della vita psichica di ogni essere umano; a lui spetta il compito di vivere così come di azionare i meccanismi di difesa.
ES e IO sono così in piena comunicazione ma vengono vincolati (per nostra fortuna) da una terza istanza, a carattere normativo, etico-morale, valoriale denominata SUPER-IO; esso altro non è che l'interiorizzazione nella nostra coscienza di tutti quegli elementi eteronomi che guidano le nostre azioni, dalle leggi ai comandamenti, al valore del rispetto, alla buona educazione e così via.
ES, IO e SUPER-IO formano così la Seconda Topica, ovvero una seconda tripartizione psichica che però può toccare anche la personalità dell'uomo come essere vivente nella società.

Di indubbio valore teorico è anche la teoria, legata alla genesi delle istanza formanti la seconda topica, dello sviluppo psico-sessuale del bambino che, con Freud, perde ogni connotato angelico divenendo un essere polimorfo e perverso.
Polimorfo perché assume diverse forme, ovvero diverse modalità di esternalizzare la sua crescita sepsso legate a fattori corporei; Perverso perché nel crescere, utilizzerà sempre quella parte che darà lui estremo piacere, un piacere però ancestrale ben diverso da quello che esperiamo noi adulti.
Cinque fasi, zone erogene a gogò, compiti di sviluppo importantissimi: ecco gli ingredienti per una sana e corretta crescita psico-sessuale di qualsiasi persona. Andiamo però nel dettaglio:
  1. Fase Orale (0-1 anno) - La zona erogena è la bocca (labbra e lingua) e il compito di sviluppo è lo svezzamento. Capite bene come il bambino, per crescere entra da subito in contatto con il seno materno e successivamente porta alla bocca qualsiasi oggetto per conoscerlo;
  2. Fase Anale (2-3 anni) - La zona erogena è l'ano (con le sue mucose) e il compito di sviluppo è rappresentato nel controllo degli sfinteri. Il saper gestire il bisogno legato alla produzione di feci è immagine diretta di una crescita anche in ottica sociale e di responsabilità del bambino;
  3. Fase Fallica (4-5 anni) - La zona erogena è quella genitale e il compito di sviluppo è la risoluzione del Complesso di Edipo (vedi il libro di testo a riguardo). Avviene in questa fase la piena accettazione dei ruoli familiari come legati prevalentemente all'affetto (genitore del sesso opposto) o legati all'autorità/rispetto (genitore dello stesso sesso). Qui si concretizza il principio di realtà già introdotto nel primo anno di vita e si struttura una coscienza morale significativa;
  4. Periodo di Latenza (6-11 anni) - In questa fase non vi è una zona erogena specifica e anzi, vi è una forte riduzione delle pulsioni erotiche. Il bambino ha infatti bisogno di tempo per ristrutturare le fasi precedenti e attivare, come compito di sviluppo, i meccanismi di difesa;
  5. Fase Genitale (12-18 anni) - la zona erogenza è quella dei genitali e il compito di sviluppo è il raggiungimento di una sessualità matura. Non basta solo avere una prima tipizzazione sessuale che già compare nella fase fallica, bensì serve scoprire il proprio genere (questione sociale) oltre che il proprio sesso (questione biologica), il proprio oggetto di desiderio sessuale nonché stabilire dei legami stabili e significativi con la persona che viene scelta.

Manca poco per la conclusione di Freud, un post solo, legato ai sogni... e proprio sognando, vi saluto!

martedì 20 novembre 2007

Anna dai capelli O.

Cosa lega una donna (e smettetela immediatamente con i doppi sensi!) a più uomini, medici e uomini di scienza, in un filo diretto con la concreta scoperta della sua parte più intima (ho detto basta...) e più afferente alla sfera sessuale (...stavolta avete passato il limite!)?


Se dietro ogni uomo c'è sempre una donna, dietro Anna O., Bertha Pappenheim, ce ne sono tre, come ricordavamo. Il primo, pur senza averla conosciuta, ha dato ai successivi due luminari il metodo di studiare quel tipo di malattia, conosciuta col nome di Isteria, senza ricorrere più a eziologie e pratiche curative di stampo organico: stiamo parlando dell'esimio dottor Jean-Martin Charcot, direttore e neurologo dell'ospizio della Salpêtrière a Parigi; quest'ultimo contribuì attivamente, attraverso il suo famoso metodo ipnotico, a spalancare, nella persona in analisi, parte dell'universo nascosto allo stato vigile e invalicabile per causa di resistenze coscienti. Tramite l'ipnosi, Charcot fu così il ponte di comunicazione tra Freud, da lui tirocinante, e Breuer, successivamente tutor del nostro Sigmund.
La medesima donna di cui sopra, infatti, fu curata attraverso il metodo ipnotico da Joseph Breuer il quale, nel corso di una seduta, si trovò di fronte una sorta di autoguarigione da un disagio funzionale associato all'isteria, ovvero dall'idrofobia che manifestava la paziente a seguito, come lei stessa ammetterà in ipnosi, di una visione spiacevole (un cagnolino di una antipatica dama di compagnia che beveva in un bicchiere sopra il tavolo, che orrore!). Questa reminiscenza fa capire a Breuer come un disagio organico-funzionale possa essere causato da qualcosa avvenuto nel passato e, una volta reso presente e presentato, come una purificazione, all'altare dell'analista, risolto al meglio. Viene inaugurato così il metodo catartico, poiché si voleva purificare la persona da quanto vi potesse essere di scomodo nel passato del suo vissuto.
Fin qui Freud stava a guardare (ho detto stop ai doppi sensi...). Decise di intervenire perché coinvolto dallo stesso Breuer che si trovava in difficoltà (...) a causa dell'eccessivo ardire della carissima Anna O. che, per dirla alla romana, ci provava a manetta.
Sigmund Freud, che vide i natali a Freiberg, in Moravia, nel 1856, aveva iniziato a capire qualcosa. Intanto non bastava solo purificare il passato, ma entrarne pienamente a contatto e non per pulirlo, ma per risolverlo; poi si interrogò sul dove potevano essere posti questi ricordi o fatti traumatici. Infine, questo strano attaccamenento della paziente verso l'analista, non era solo normale, ma anche essenziale per la cura della malattia psichica.
Stiamo parlando della genesi del concetto di Transfert, ovvero del trasferimento delle ambivalenze contenute nella psiche del pazienza (della paziente in questo caso) verso l'analista, che diventa così rappresentante psichico esterno nel grande teatro del conflitto psicologico tra paziente e paziente.

Freud allora ribalta il metodo catartico-ipnotico in virtù di un altro metodo chiamato metodo psicoanalitico che si basa essenzialmente sul rifiuto dell'ipnosi come metodo per render quiete le difese, in virtù del colloquio, semplice, diretto, continuo e comodo perché esperito sopra un lettino.
Resta la questione degli eventi presenti nel passato. Cosa sono? Dove sono? Soprattutto, come diavolo ci sono finiti questi eventi in questo dove ancora da definire?
Sì signori e signore, stiamo parlando del famoso approccio topico di Freud (e smettetela, che siete grandi!).
Gli eventi che noi, nella fase dello sviluppo, reputiamo scomodi, pericolosi, dannosi, ambivalenti (perché potrebbero essere anche positivi questi eventi, figure, sensazioni) vengono spostati, grazie a dei meccanismi di difesa, in quel grande recipiente altrimenti chiamato inconscio.
Certo sono in buona compagnia perché, assieme ad essi, vi si trovano anche quelle pulsioni di base, utili più avanti, dell'eros e del tanathos nonché un passato che si potrebbe definire stratificato.
Che rapporto ha però l'inconscio con il nostro essere uomini coscienti che vivono?
Da quanto vediamo nelle malattie direi problematico; eppure, nella prima topica freudiana, inconscio e conscio sembrano essere molto separati l'uno dall'altro e comunicano solo in maniera asimmetrica: il conscio può rimuovere nell'inconscio quegli elementi problematici di cui parlavamo; l'inconscio lascia affacciare, tramite percezioni e sensazioni, solo alcuni piccoli elementi dal suo interno. Sarà il preconscio a mettere a disposizioni questi elementi per l'azione critica e attiva del conscio.
Per capire cosa è questo sistema di Percezione-Sensazione, pensiamo ad esempio a ciò che di evidente può generare una turba psichica non pienamente rimossa o che il rimosso torna allo stato latente, nel preconscio; oppure ai famosissimi lapsus (sostituzioni od omissioni verbali-comportamentali); particolare attenzione meritano le associazioni libere, ovvero i collegamenti tra evento passato e momento presente o le costanti linguistiche nel racconto clinico, e i sogni a cui Freud dedicherà un testo fondamentale perché all'Interpretazione dei Sogni del 1899 corrisponderà la nascita ufficiale della psicoanalisi.

Ricapitolo per gli onori di cronaca una cosa che dovete sapere a memoria:
La prima topica teorizzata da Freud è una tripartizione della psiche umana strutturata in conscio, inconscio e preconscio.

A presto per la seconda topica e altre belle cosettine ;)